“No Angels, no Basket”. A tu per tu con Federica Martelli, la mano destra infallibile dai 6,75. Tra storie di amicizia, tecnica di gioco e… Kobe…

L’immagine più significativa, ma anche più bella, di quanto Federica Martelli ci tenga alle sue Angels di Padova è stato all’arrivo alla tensostruttura di Ca’Rasi per la gara di ritorno di Cerea. “Come stai Federica?” le chiede la sua coach Giovanna Guidali. “Credo di avere ancora la febbre” dice la numero dieci alata, mettendosi sulle spalle la rete con i palloni di basket. Entrata in palestra, ecco la sua maglia bianca delle Angels farle da copricasacca come vuole la tradizione della “Fede”.  Snocciolare le cifre di “Fede” sarebbe riduttivo di fronte a come stava quella sera. Le due bombe realizzate nel corso del secondo tempo le hanno permesso, aggiunte alle altre, e alle quattro che hanno bucato la retina della palestrina di Verona, di arrivare a quota 10, lassù in alto e sola soletta nella specialità nel tiro da tre. Dieci come il suo numero di maglia.

“Il mio numero in realtà sarebbe il 7, ho sempre giocato con il 7, a volte con il 10, 11 o 15, quando sono arrivata alle Angels il 7 era già assegnato. E così il primo anno ho giocato con l’11”.

Poi è arrivato sulle spalle il numero 10. Un numero importante, non solo sul campo di calcio. Ma anche in casa Angels.

“Era il numero di una storica giocatrice delle Angels, Stefania Guidali (una delle sorelle della coach) e con onore continuo ad indossarlo da quando me lo hanno dato l’anno scorso. Stefania si allena con noi una volta alla settimana”.

Ricapitoliamo i numeri fin qui detti: due(triple contro Cerea), sette, dieci, undici, quindici, ancora il dieci (triple totali) e quattro (triple contro le Ms Group Golosine). Sommati fanno 59 come i punti da te fatti quest’anno al Panaf che è per te…?

“…. Un campionato che mescola agonismo e divertimento, in campo ci si diverte, ma allo stesso tempo si ci gioca come fosse una finale scudetto! Si possono incontrare giocatrici di ogni livello, ed è bello potersi confrontare con tutte! E magari ritrovare vecchie amicizie o avversarie”.

“A” come amicizia appunto. Facciamo un nome qualsiasi di una tua compagna, quella che porta il “19” e il cerchietto come te… Luisa Stella.

L’anno scorso ho coinvolto (e convinto) Luisa, mia grande amica, a venire a giocare con me e lei si è portata dietro Laura (Barcaro) e Camilla (Ferrari) con cui giocava in Serie B a Padova”.

Proprio Laura Barcaro, prima della palla contesa passa in rassegna tutte le compagne per scambiare il doppio “cinque” come augurio di buona partita. “A” ,però, anche come Angels.

“Ho iniziato a giocare a 9 anni, sotto consiglio di mio papà Tommaso che aveva giocato a basket da giovane. Dopo 10 anni di gioco, di cui l’ultimo giovanile giocato con le Giants Marghera, ho deciso di fermarmi. Ho fatto 8 anni di assenza dai campi e 3 anni fa mi sono decisa a ritornare, incontrando le Angels. E ora non smetterei più”.

In tre anni hai perfezionato il tiro da tre e il passo incrociato per l’entrata con la benedetta mano destra. Anche se palleggi e tiri con entrambi le mani. Ah, Federica, pensa se non avessi smesso, saresti ancora più forte sia da playmaker che da guardia tiratrice.

“Mi è sempre piaciuto tirare da 3 (come credo un po’ a tutte); diciamo che mi diverto molto a farlo. In allenamento spesso mi metto da sola, tiro, mi prendo il rimbalzo e vado avanti fino allo sfinimento. Per quanto riguarda il passo incrociato… Il passo incrociato mi viene spontaneo, se non trovo spazio da un lato, piede perno, e provo dall’altra parte!È una cosa sperimentata mille volte ad allenamento, quando riesce si fa anche in partita”.

Dalla tribuna di Abano è spuntato fuori un cucciolotto a quattro zampe un po’ sbadiglione, un cocker che si è preso le carezze di tutte le tue compagne di squadra. Sarà mica la vostra mascotte come la Ginger per la Gazzera?

“È il mio Kobe!! Ho sempr0e avuto cani in casa quando stavo dai miei genitori. Una volta che ne hai uno poi è impossibile stare senza (un po’ come col basket insomma), quindi col mio ragazzo, Riccardo, abbiamo deciso di averne uno nostro, e così a Gennaio è arrivato Kobe, che ovviamente ha il nome di Kobe Bryant, il mio giocatore preferito!
E non poteva che diventare la mascotte della squadra”.

Allora Federica, noi abbiamo finito, non ci resta che ringraziarti, o come dici tu, dirti “grazie mille” per esserti esposta alla nostra simpatica intervista. È stato davvero un piacere ascoltarti e leggerti.

Intervista e foto di Thomas Maschietto

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