Il Fior… Fiore dei selfie… Fiorenza De Rosas “made in Angels” la compagna di squadra che tutte le giocatrici vorrebbero avere..

Le donne non si toccano neanche con un fiore.. Si sono dimenticati di dire che una donna può anche diventare anche “miss” (Miss basket, Miss Italia, Miss Universo e un sacco di tanti altri titoli), ma la sua essenza è quella di essere un… Fiore.

Fiorenza De Rosas leader carismatica delle “Angels” ha la fortuna di averlo inciso nel suo nome, ma più la conosci, ne ammiri le gesta sul parquet è più capisci perché si chiama così..

Fermacapelli nero in testa, polsino scuro sulla mano sinistra e quel numero 11 sulla casacca e  quella voglia di fare gruppo espresso dagli abbracci, alle prese per mano delle compagne di squadre. Ma anche avversarie, perché quei due baci sulla guancia dati ad Arianna Luci prima della palla a due nella gara di ritorno contro le Thermal Casa Albignasego.

E le scuse rivolte in maniera molto dolce a Martina Fasolin del Cerea dopo un colpo involontario. E chissà quante altre cose ci sono scappate a occhio nudo.

È un onore per noi sentirla raccontare le sue emozioni:

Ho iniziato a giocare da piccola… avevo 6 anni penso… a Venezia…nella palestra vicino a casa … nella mitica Unione Sportiva Carmini… e mi sono subito innamorata di questo sport. Il basket…

Il cuore di Fiorenza, il suo tono di voce, pulsa quando parla di squadra

“Quando ero bimba e adolescente.. la SQUADRA mi ha insegnato a vivere molto di più della scuola e della parrocchia. LA SQUADRA ti insegna a stare al mondo… Capisci le ripercussioni sul gruppo delle tue scelte, dei tuoi errori e delle cose fatte bene. Se arrivi tardi ad allenamento è suicidio per tutte; se sbagli canestro pagano tutti, ma se non tiri mai non farai mai punto. Se giochi da solo perdi di sicuro e la volta dopo sei in panchina, se riesci a creare gruppo ci guadagnano tutti. È per questo che secondo me tutti dovrebbero fare uno sport di squadra fin da piccoli”.

E non sempre il termine Squadra funziona a scuola e in classe. Alle elementari sì, alle medie c’è il migliore amico come compagno di banco. E al liceo… nascono i gruppetti anche se quando uno sbaglia il conto lo paga tutta la classe. È il passaggio dalla infanzia all’adolescenza..

Le Angels, voi Angels siete una vera SQUADRA con tutte le lettere, vocali e consonanti, maiuscole.

Gioco nelle Angels da 4 anni … passando dal basket Piovese dove avevo ed ho tutt’ora parecchie amiche ; volevo continuare a giocare ma con un pochino più di tranquillità senza trasferte troppo lontane nel fine settimana ed ho trovato un gruppo bellissimo in cui è stato facilissimo integrarsi sebbene siano tutte parecchio più giovani di me. Ho trovato la fiducia della mia coach Giovanna Guidali che da subito mi ha coinvolta nella gestione della squadra … Spesso ci confrontiamo nelle scelte anche se l’ultima parola ovviamente resta a lei. La nostra squadra è una specie di famigli, si passa parecchio tempo insieme si vivono emozioni adrenaliniche. Gioia, divertimento, rabbia, nervosismo che spesso si mescolano alla vita quotidiana e personale di ognuna di noi. E questo consente di creare gruppo e rapporti solidi al di fuori della palestra con alcune compagne.”

E da due anni fai il Panaf…

“Come ti dicevo prima, penso che lo sport da bimbi sia la migliore scuola di vita. Però rimane importante anche quando si diventa “grandi”. Così 3/4 anni fa mi sono appassionata al tennis ed ho iniziato i primi tornei FIT portando a casa qualche soddisfazione. Non mi fermo mai  e da qualche tempo con la mia palestra mi sono addentrata nel mondo delle gare ad ostacoli, per ora con l’intento di arrivare alla fine e sopravvivere (della serie noi donne non molliamo mai)”.

“Alla mia età lo sport non serve solo per mantenersi in salute e in forma ma soprattutto per non perdere la dimensione del gioco e dell’agonismo a mio parere essenziali per vivere bene e rimanere “giovani”.

In questo il PANAF ha fatto un gran lavoro consentendo ad ex giocatrici, alcune anche di livello ben più alto del mio di continuare o riprendere a giocare mantenendo l’agonismo che solo un campionato del genere ti può dare”.

Con le tue Angels fai anche gli straordinari. In una domenica di febbraio hai compiuto gli anni… fatalità eri impegnata in una partita di basket contro Bolzano, perché la tua squadra è sempre in movimento e ne fa di chilometri…

Abbiamo vinto dopo un supplementare. Quando sono rientrata in palestra docciata e profumata per il terzo tempo, mi sono ritrovata le mie compagne di squadra con la torta in mano e le candeline accese per festeggiare il mio compleanno. Ero talmente contenta per la sorpresa e per aver appena vinto dopo una partita bellissima che potevano fare quello che volevano, anche i selfie che sarebbero di mia competenza”.

Ecco i selfie a fine gara in caso di vittoria. Anche qui Fiorenza si mostra leader.. Lei va sulla panchina posiziona il telefonino e al suo richiamo la squadra al completo si avvicina. Sarebbe curioso studiare anche lo schieramento delle sue compagne di squadra di fronte all’occhio del cellulare.. Scaramanzia insegna che i riti vanno ripetuti tali e quali…

Il selfie dopo la partita è nato per caso, ovviamente per festeggiare la vittoria. Per scaramanzia abbiamo continuato a farlo dopo ogni partita. In realtà lo gestisco io con il mio telefono solo perché così posso scegliere la foto in cui sono venuta meglio io!”

Solo in un caso il selfie lo ha fatto Laura Barcaro. Dopo un Angels-Cerea, perché la Fiore non c’era.

Purtroppo cara Fiorenza questa volta le foto le abbiamo fatte noi e devi accontentarti.. Ti ringraziamo immensamente di esserti raccontata a noi.. E in bocca al lupo a te e a tutte le otto squadre per la fase finale del torneo che inizia giovedì..

Intervista e foto di Thomas Maschietto

 

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