Cerea come esempio. Alessia Lorenzetto ci spiega la favola della sua squadra tra sacrifici e voglia di crescere.

“Ci vuol sudore, un minimo di cuore se non vuoi lo 0-0”. È una frase di Luciano Ligabue messa lì non per caso nella canzone “Quando tocca a te”, ultima traccia di “Sopravissuti e Sopravviventi del 1993. Alessia Lorenzetto aveva appena sei anni, magari non le piace nemmeno Ligabue. Un anno più tardi la giocatrice della pallacanestro Cerea ha iniziato a calcare i parquet di basket, prendendo per la prima volta la palla in mano.

Cerea insieme al Chioggia è la squadra più giovane del Panaf. Più volte abbiamo osannato l’impegno messo da queste due formazioni. E di sicuro non per nasconderne limiti o il punteggio in classifica. Altrimenti, lo dico anche personalmente, non sarei e non saremo qui a raccontare le gesta di queste giocatrici. Alessia Lorenzetto ci spiega il suo modello di basket.

Giocare a basket per me oltre ad essere un sport che mi diverte, è uno sport di squadra in cui non si premia solo il singolo ma tutto il gruppo e, a mio parere, bisogna metterci sempre testa e cuore se si vogliono portare a casa buoni risultati”.

Avete due allenatori in panchina, Federica Rizzi e Davide Pasini.

Gli allenatori per noi e con noi sono sempre disponibili ad aiutarci e ad incoraggiarci per fare del nostro meglio. Inoltre, tra noi compagne nel corso degli anni si è venuto a creare un forte legame, sia all’interno che all’esterno del campo e questo è molto importante anche per una buona armonia durante il gioco”.

Ho iniziato a giocare a basket all’età di 7 anni ed ero l’unica donna, poi, fortunatamente, sono arrivate in squadra Serena ed Alessia Crestan, con le quali, da allora, ho sempre giocato insieme. C’è quindi un legame quindi molto forte con loro”.

Poi è arrivata l’iscrizione al Panaf, un torneo dove ci sono ex giocatrici che hanno giocato ad alti livelli.

 

L’esperienza in questo torneo Panaf ci sta dando la possibilità di confrontarci con squadre più grandi di età e che hanno molta più esperienza, questa per noi è anche un’opportunità per migliorare e mettercela tutta. Siamo una squadra giovane ma nonostante le difficoltà incontrate in questo campionato Panaf ci stiamo divertendo perché facciamo degli ostacoli un punto di partenza per migliorare e crescere.”

Essere giovani significa anche essere impegnate negli studi, e per studiare a volte si sacrificano sport, amici e tante altre cose.

La maggior parte di noi studia, alcune lavorano e sicuramente giocare a basket implica dei sacrifici non solo per gli allenamenti, anche se pochi, ma per le trasferte, che delle volte sono un po’ lontane, ma per passione e per la voglia di giocare tutto questo si asseconda e si fanno degli sforzi.”

Ecco perché è giusto premiare queste ragazze al di là del regolamento. Chioggia è arrivata in ritardo a Treviso per l’ultima di campionato. Lo stesso capitò alle ragazze di Cerea nella gara di ritorno con le Angels, bloccate in autostrada dalla coda per colpa di un incidente stradale. Lo spirito che anima queste ragazze che fanno mille sacrifici va oltre regolamenti, minuti di ritardo. Le abbiamo aspettate a costo di fare anche solo due o tre quarti di gara.

Ringraziamo Alessia Lorenzetti per averci dato la soddisfazione di aver raccontato un po’ l’anima della squadra di Cerea. Ricordando che loro giocheranno contro le Fenici sabato pomeriggio alle 17 all’Ancilotto di Mestre.

Intervista e foto di Thomas Maschietto

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