Cerea vince al fotofinish contro le Fenici. Chi non c’era si è perso uno spettacolo…

FENICI VENEZIA – CEREA 52-58

FENICI VENEZIA: Salvaro 1, Giulia Girardini 11, Stefania Orio 5, Nicoletta Ballarin 6, Margherita Falciari 4, J. Ciraldo 4, Laila Del Chiaro 16, Giovanna Todesco, Laura Ghezzo 4, Rossana Nardo 1. Allenatrice: Barbara Bari

CEREA: Serena Bigardi 18, Veronica Costantini 5, Martina Fasolin 18, Giorgia Alinone, Aurelia Cappelletto 14, Alessia Crestan 2, Chiara Silvestroni 1, Samantha Vanini. Allenatori: Davide Pasini e Federica Rizzi

Note: parziali: 17-14, 30-24, 41-43.

 

La tecnica ed i centimetri delle Fenici, contro la voglia di stupire delle ragazze di Cerea. Alla fine hanno vinto le “Simie” veronesi contro le mitologiche Fenici. Sarà quindi Cerea ad affrontate le Thermal Casa Albignasego nella finale di sabato prossimo alla Gazzera per il quinto posto. Fenici contro Chioggia per il settimo. Si ripropongono quindi i due incontri di stagione regolare nelle finali di sabato.

Quel 6-0 decisivo in avvio. La storia della partita si scrive subito, con i due canestri di Martina Fasolin e uno di Aurelia Cappelletto. Le Fenici rompono il ghiaccio con Stefania Orio dopo 2’37” di gioco (2-6). Anche se il 6-0 è stato segnato nei primi istanti di gioco la chiave di lettura è stata questa: le giocatrici di Cerea hanno preso subito fiducia e le veneziane hanno dovuto sempre rincorrere.

Laila Del Chiaro e il mal di schiena e la paura per Serena Bigardi. La capitana delle Fenici non è al meglio per un dolore alla schiena, stringe i denti e segna 16 punti. Il suo passo e tiro è da brividi, provare a vedere per credere. Serena Bigardi cade malamente dentro la lunetta del tiro libero dell’area veneziana. Non si rialza e si dimena per terra. Un attimo di paura, poi si tira su e sorride. Un sospiro di sollievo e tanti applausi per lei.

Il tiro da tre di Alessia Crestan. Al minuto 7’26” Alessia tira da tre e la palla si incastra tra ferro e tabellone. Si sorride, il clima dentro il parquet è stupendo, le giocatrici ad ogni caduta si tirano su a vicenda e si danno il cinque, è bellissimo. E quindi coach Federica Rizzi urla: “vai Alessia è il tiro da tre del sabato pomeriggio” (o una cosa del genere)

Le ladre (di palloni) gentildonne. Le Fenici si portano in vantaggio per la prima volta sul 41-40 a 2’24” dalla terza sirena. Cerea era stata sopra anche di 10 (26-16) al 15’01” di gioco. In precedenza quel 0-6 in avvio era stato quasi cancellato da quattro punti di fila sottocanestro di Laura Ghezzo a 38” dalla prima sirena con il – 3 (14-17).

Dal 41-40 le Fenici allungano sul + 3 (43-40) grazie a tre punti di fila di Giulia Girardini. Poi è punto a punto e decisive sono le palle rubate da Cerea, non esageriamo se diciamo in tutto una decina che hanno favorito i contropiedi a razzo di Martina Fasolin e Serena Bigardi autrici di 15 punti in due dei 17 totali dell’ultimo quarto. Le ragazze di Cerea, o meglio le Arsenio Lupin del sabato pomeriggio. L’ultima rubata è di Veronica Costantini che vale in pratica il successo.

Che cos’è la mattonella? In gergo cestistico è il punto preferito (mentalmente) da chi gioca basket quando in allenamento segna sempre da lì. Giulia Girardini da playmaker predilige volare via in entrata centralmente. Laila Del Chiaro il passo e tiro proprio al centro del verniciato, Rossana Nardo l’entrata spettacolare e Margherita Falciani il tap-in sottocanestro spostandosi lateralmente, Nicoletta Ballarin il tiro ravvicinato decentrato all’altezza del terzo pettine dell’area. E Josephine Ciraldo preferisce il tiro in sospensione laterale già ammirato a Chioggia.

Serena Bigardi segna il canestro del + 6 (58-52) nei 38 secondi finali. E lo fa partendo in contropiede a sinistra e andando a segnare con l’entrata di destra. Si complica la vita? Forse sì, se avesse avuto avversarie. Ma è l’abc della pallacanestro. Noi mancini, per esempio, se non entriamo di sinistra o non palleggiamo con la nostra mano siamo più utili in panchina. C’è poi chi sa fare tutto con entrambe le mani, bravissimi loro. La mattonella di Serena è comunque il tiro laterale e dal vertice alto dell’area, deve avere fatto varie volte il giro del mondo sul giardino di casa, visti i 18 punti segnati. Per capire quale è la mattonella preferita di Martina Fasolin basta vederla giocare.

I rimbalzi. Dentro lo smile ha sorriso spesso e volentieri Venezia, ma quelli respinti lunghi dal ferro e quindi i palloni vaganti sono stati spesso preda delle “Cerea…li”…

Api o nate sotto il segno del Toro (“torelle” suona proprio male)? No, semplicemente “Simie” nel dialetto veronese, ma in generale veneto, “scimmie”.  C’è grande allegria nella giornata delle veronesi, sarà stato per i primi canestri segnati rapidamente. Ad ogni time-out esce l’urlo che gasa la squadra: “U U U Simie”.

Alla faccia dei stupidi cori razzisti che si sentono negli stadi italiani di calcio. Alla fine tutti abbiamo riso con il “Bingo Bongo” dell’eterno Adriano Celentano, film umoristico mai dai mille messaggi a favore della natura.

La leggenda metropolitana di casa Cerea racconta che questo aneddoto è nato qualche anno fa in una trasferta cestistica direzione Bolzano. Le ragazze veronesi viaggiavano su un furgoncino targato Bulgaria e sul retro c’era pure scritto “Trasporto Bestie Feroci”. La mascotte di Cerea era inizialmente un ape (se non abbiamo memoria corta), poi casacche e adesivi sul campo ricordano il calcio Torino, con il Toro disegnato e il granata come colore sociale.

Foto e commento di Thomas Maschietto

 

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