Tu chiamale se vuoi emozioni dentro la retina del canestro.

Voi chiamatele, se volete, emozioni sul parquet. Un canestro, il rumore della retina quando la palla entra, un tiro da tre segnato. Cosa volete che siano… cose di tutti i giorni che passano, passano tutte quante al suono dell’arbitro e della sirena finale. Non quando però a fare centro sono le ragazze delle otto squadre iscritte in questa quarta edizione del Panaf. Dietro ad una macchina fotografica si riescono a cogliere istantanee, attimi di pura emozione disegnate da quelle mani con lo smalto che lasciano partire il tiro, palleggiano e si danno il fatidico “cinque” in panchina ad ogni cambio o time out e prima della palla due. Sono state e quelle che verranno giocate, partite di campionato da vivere e gustare in ogni momento, perché vanno pensate, almeno credo, come momenti indimenticabili che l’organizzazione del Panaf sta cercando di far vivere a chi gioca e chi guarda. Un campionato non agonistico, ma dove le protagoniste si comportano come delle professioniste. La borsa fatta e messa in macchina per la trasferta da Cerea a Padova, da Verona ad Abano e viceversa. Da Treviso a Chioggia, dalla splendida Venezia alla Gazzera con un gioco di coincidenze da far rispettare, come la chiusura dei cancelli o il vaporetto che parte destinazione Arsenale. L’obbiettivo della macchina fotografica immortala caratteristiche che si vedono nei campi di serie A. Il tatuaggio, la ginocchiera, il polsino tattico con le fasce sulla testa (Ester Polizzi e Marina Marzari della Dream Team Treviso) gli scaldamuscoli che coprono interamente le gambe sotto i pantaloncini. La storica fascetta “Garmin” di Stefania Orio delle Fenici, Ma anche l’immancabile cerchietto per capelli che contraddistingue le Angels (quelli colorati di Federica Martelli, Luisa Stella e Fiorenza De Rosas. E le eleganti code di cavallo Thermal, Gazzera, Fenici, Chioggia e Dreamers danno vita a degli effetti fotografici pazzeschi con le loro chiome, come per esempio la Poiana Giulia Sorato con i suoi capelli argentati a caschetto. Anche i braccialetti ai polsi non mancano mai, evidentemente anche per un discorso di portafortuna e non solo estetico. I giochi ad effetto che le code di cavallo creano è pazzesco, a volte sembrano quasi stoppare un’avversaria. Infine, cosa che noi tutti dovremo imparare quando si gioca, l’affetto che c’è tra le giocatrici in campo, avversarie e compagne di squadra comprese. Una mano che si allunga per dare e ricevere il cinque o per fare un complimento. L’Amicizia è cosa rara in giro per il mondo, gustiamoci il rapporto stupendo che si è creato all’interno di queste squadre, sottolineate dai selfie finali di squadra da eterne ragazzine innamorate del gruppo e della palla a spicchi. Brividi, emozioni, pelle d’oca, chiamatele come volete. A noi ci piace chiamarle emozioni che forse nemmeno loro sanno di darci. Grazie ragazze.

Thomas Maschietto

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