IL SALE DELLA TERRA, L’ACQUA, COME SIAMO E COM’ERAVAMO

C’è un filo che unisce le generazioni, una linea indissolubile che lega i bambini di ieri a quelli di oggi, gli adulti di oggi a quelli di domani. Un filo su cui ballano giochi, parole, risate, ma anche impegno, sudore e pensiero.

E’ una cosa che si sente dire spesso: una volta i bambini giocavano per strada, nei campi, dove capitava, non avevano bisogno di tutti i suppellettili di oggi per divertirsi. Un divertirsi che non era solo un divertirsi, anche se non consciamente, bensì implicava anche tutta una serie di acquisizioni personali, di piccole e grandi saggezze e conquiste che la scuola aiutava poi a consolidare.

Oggi sembra si sia un po’ persa quella magia, quella fonte di crescita che era il rapporto viscerale e fisico con il proprio territorio, con le sue acque e i suoi terreni, lo stare all’aperto giorno dopo giorno.

Per questo è così importante il progetto KAAD (Kids Acqua Alta Discovery) che l’ingegner Cecconi ha portato nel veneziano. Perchè è un progetto coraggioso, che sfida le convenzioni su cosa sia proponibile a bambini e ragazzi per non farli annoiare, e regala loro un gioco decisamente inusuale e stimolante, che tenta la difficile sfida di avvicinarli alla terra che hanno sotto i piedi, e, soprattutto, all’acqua, costante della loro vita che però non conoscono.

L’obiettivo del progetto è duplice: da un lato, far giocare i ragazzi, facendogli costruire delle aste di misurazione e sfidandoli a impiegarle per misurare i livelli di marea, responsabilizzandoli e mostrandogli che possono già loro in prima persona fare qualcosa di concreto per aiutare il delicato equilibrio del loro territorio, della loro casa; d’altro canto, l’ambizione è quella, attraverso i bambini, di raggiungere anche gli adulti, per sviluppare una scienza dei cittadini che sia veramente loro, e non imposta dall’alto da grigie eminenze, per rinsaldare i legami comunitari con processi di inclusione e di cooperazione.

Le letture idrometriche eseguite dai ragazzi per scoprire lo zero locale e il ritardo di marea rispetto a Punta Salute si sono svolte tra il 29 e ottobre e il 6 novembre. Nel mentre, il 4 novembre, ricorrenza dell’Acqua Granda del 1966, si è svolto in Punta San Giuliano a Mestre un primo forum con ospiti d’eccezione: Jorg Imberger, che ha presentato il suo progetto Earthbook per la conservazione delle lagune e delle baie del mondo, e Doug Levin del Washington College; oltre a loro, hanno parlato importanti autorità del tema maree del veneziano.

L’8 novembre si è invece svolto il forum conclusivo, con la premiazione delle classi partecipanti e il conferimento ai ragazzi del titolo di “Custodi Lagunari”.

ACSI ha sostenuto fortemente questo progetto, perchè bello e giusto ma anche perchè si apre a importanti sviluppi futuri: sarebbe infatti magnifico riuscire a coniugare questa attività di misurazione e riflessione con le attività sportive prettamente lagunari, quelle che partono dalle remiere e dalle associazioni sportive e che impegnano molti ragazzi della zona.

Perchè rimanere isole? E’ indispensabile cercare di creare sinergie tra tutte le attività che permettono ai ragazzi di crescere e di conoscere il proprio territorio, di divertirsi e di essere consapevoli delle problematiche del mondo, per ritrovare quel rapporto con la natura che va disgregandosi ma che può ancora essere recuperato.

Davide Poni, addetto stampa comitato ACSI Venezia

magazine@acsi-venezia.it

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